Formati aperti

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Che cos’é il formato aperto

Il formato dei dati digitali si definisce "aperto" quando ne viene resa pubblica, mediante esaustiva documentazione, la sintassi, la semantica, il contesto operativo e le modalità di utilizzo. Tali informazioni, unitamente ad una guida all’uso del formato, orientata alla lettura da parte dell’utilizzatore, devono essere presenti in uno o più documenti rilasciati dall’ente proponente lo standard.

I formati aperti fanno parte, insieme al software open source, dell’insieme degli standard aperti.

Repertorio formati aperti v. 1.0

Chi propone un formato aperto

L’ente proponente può essere un ente di standardizzazione, una pubblica amministrazione o una comunità di utenti.
DigitPA istruisce ed aggiorna, con periodicità almeno annuale, un repertorio dei formati aperti utilizzabili nelle pubbliche amministrazioni e delle modalità di trasferimento degli stessi.

Cosa prevede il Codice dell’Amministrazione Digitale

Il Codice prevede che le Pubbliche Amministrazioni (PA) acquisiscano programmi informatici a seguito di una valutazione tecnica ed economica tra le diverse soluzioni offerte dal mercato:

a) realizzazione di software sviluppato secondo i requisiti indicati dalla stessa amministrazione committente;

b) riuso di software sviluppato per la stessa amministrazione committente o per altre;

c) acquisizione di software di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d’uso;

d) acquisizione di software open source;

e) acquisizione mediante combinazione delle modalità di cui alle lettere da a) e d).

Le Pubbliche Amministrazioni, nella predisposizione o nell’acquisizione del software, devono adottare soluzioni informatiche che assicurino l’interoperabilità e la cooperazione applicativa, per rappresentare i dati e i documenti in più formati, di cui almeno uno di tipo aperto, salvo eccezionali esigenze.